Nel 1823, il regno africano del Dahomey (all'incirca l'attuale Benin) è minacciato dal vicino e assai più vasto e potente regno di Oyo (all'incirca l'attuale Nigeria e dintorni). Il Dahomey è però uno stato fieramente militarista e ha anche un corpo speciale femminile: le Agojie. Le guida la generale Nanisca, che cerca di ispirare il re Ghezo - a lei particolarmente legato perché in fondo le deve il trono - ad abbandonare la tratta degli schiavi, in favore della produzione e del commercio di olio di palma. La giovane Nawi, una ragazza ribelle che rifiuta di sposarsi come vorrebbe la famiglia, viene nel mentre affidata alle cure dell'addestramento Agojie. La sua astuzia e la sua tenacia la fanno presto notare da Nanisca, con la quale svilupperà un complesso rapporto nel bel mezzo della guerra incombente.
Gente Strana - Watu Wa Ajabu è un mockumentary che attraverso fiction, documentario e materiale d’archivio racconta una delle numerose missioni dell’organizzazione non governativa CEFA, ONG che festeggia nel 2022 i 50 anni e che da decenni lavora per vincere fame e povertà e portare lavoro in Africa e America Latina, creando modelli di sviluppo sostenibile. Il film, che si snoda tra Bologna e la Tanzania, è diretto da Marta Miniucchi – già regista del docufilm Benelli su Benelli presentato come evento speciale alle Giornate degli Autori e Isola Edipo durante la 78a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e del pluripremiato Green Pinocchio - ed interpretato da Cesare Bocci, Matteo Gatta, Lodo Guenzi, Vittoria Bianchini e Maulidi Kambenga. Spicca nella colonna sonora il brano “Muziki" inciso a Dar Es Salaam da Dargen D’Amico.
Dopo l’uscita al cinema il film sarà prossimamente programmato su Sky Documentaries e in streaming su NOW.
Sinossi: Loris Bonetti è un reporter incaricato di realizzare un reportage sul Cefa attraverso il racconto in parallelo del tanzaniano John Sagala e di Marco Rinoldi, un giovane ragazzo italiano che ha deciso di diventare volontario e seguire uno dei progetti nella regione di Njombe. Entrambi sono figli di allevatori, John in Tanzania ha una famiglia in difficoltà nel gestire l’attività a causa della scarsa preparazione e delle poche risorse, mentre Marco in Italia non vuole avere a che fare con l’azienda del padre. L’esperienza africana e l’operato del Cefa farà crescere entrambi attraverso uno scambio di valori e competenze e anche Loris ritroverà quella parte di se stesso che aveva perduto.
Gente Strana - Watu Wa Ajabu è stato realizzato in collaborazione con CEFA Onlus e con il sostegno del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, e di Gruppo Granarolo, BCC Emilbanca e Deisa Ebano Spa (Zig Zag, Calzanetto e Ebano).
Un film su una squadra di calcio unica, che ha deciso, di punto in bianco, di diventare per una stagione non solo la più forte, ma soprattutto la più bella.
UN DELIZIOSO AMARCORD CHE TRASCENDE LA DIMENSIONE SPORTIVA PER RACCONTARE EMOZIONI E VALORI UNIVERSALI.
Gianluca Vialli, Roberto Mancini, Toninho Cerezo, Gianluca Pagliuca e molti altri protagonisti raccontano la cavalcata che portò la Sampdoria dei miracoli a vincere lo scudetto nella stagione 90-91 e a duellare alla pari con il Barcellona nella finale di coppa dei campioni l'anno successivo. Tra aneddoti, gol, storia, vittoria e sofferenza, viene fuori l'anima di questi uomini, campioni dentro e fuori dal campo.
Genova 1990, Vialli, Mancini, Pagliuca e gli altri senatori dello spogliatoio della Samp si trovano in un'antica osteria genovese per sottoscrivere un patto tra gentiluomini: nessuno di loro se ne andrà prima di aver regalato alla squadra e alla città il primo scudetto della storia della Samp. Ancora oggi lo scudetto vinto da quei ragazzi rimane l'unico nel palmares, e la loro storia sarà per sempre impressa nei cuori delle persone che hanno avuto l'ardire di sognare insieme a questi campioni.
Ma prima che essere una storia di vittorie e di calcio, La bella stagione racconta di amicizia e di rivalsa, una di quelle storie che sono possibili solo nello sport. Marco Ponti inserisce di diritto la cavalcata della Sampdoria del 90-91 tra le grandi epopee popolari del calcio, assieme allo scudetto del Napoli di Maradona, al miracolo del Leicester di Ranieri e le gesta epiche del Grande Torino.
Produzione:RS Productions in associazione con ITsART
Franco Battiato - La Voce del Padrone, il film diretto da Marco Spagnoli, è un viaggio musicale. Un viaggio fisico, ma anche ideale, da Nord a Sud dell'Italia per raccontare Franco Battiato e la sua influenza sulla cultura del nostro paese, attraverso testimoni d'eccezione che ci restituiscono la storia e la personalità di Battiato. Un racconto che, tra arte e memoria, non solo renda omaggio alla storia del musicista e del suo storico album "La Voce del Padrone", ma riesca anche a celebrare l'eredità morale ed estetica di questo cantautore unico.
Ad accompagnare lo spettatore in questo viaggio è Stefano Senardi, tra i più grandi produttori discografici italiani, autore del film insieme al regista, e caro amico di Franco Battiato. Partendo da Milano e arrivando fino a Milo, nella casa di Franco Battiato, Senardi incontra personalità molto diverse: Nanni Moretti, Willem Dafoe, Oliviero Toscani, Caterina Caselli, Mara Maionchi, Morgan, Alice, Carmen Consoli, Vincenzo Mollica, Andrea Scanzi, Francesco Messina, Roberto Masotti, Francesco Cattini, Alberto Radius, Carlo Guaitoli e tanti altri che lo conoscevano bene e che possono restituire al pubblico uno spaccato della sua musica e della sua filosofia di vita.
Bellezza, creatività, genio: la Firenze rinascimentale di Lorenzo de' Medici, detto il Magnifico, è un concentrato di arte e cultura. Ma non è solo questo. Tra le innumerevoli botteghe e i palazzi del governo, tanta bellezza convive con il lato oscuro della città, fatto di lotte per il potere e intrighi di efferata violenza. Un artista, più di tutti, ha saputo proiettare nelle sue opere, le luci e le ombre di un'epoca destinata a rimanere indimenticata: Sandro Botticelli (1445-1510). Si rivive la Firenze delle botteghe attraverso la vita di Botticelli, le collaborazioni, le sfide e i successi. Dall'esordio sotto l'ala dei Medici, Botticelli si impone come l'inventore di una Bellezza ideale, che trova la sua massima espressione in opere come Primavera e Nascita di Venere. La morte di Lorenzo Il Magnifico, le prediche apocalittiche di Girolamo Savonarola e i falò delle vanità, segnano la parabola discendente del maestro fiorentino, destinato a un oblio di oltre tre secoli. La riscoperta di Botticelli ad opera dei Pre-Raffaelliti dà inizio un'autentica Botticelli-mania, che dal XIX secolo si protrae fino a oggi. Da Salvador Dalì a Andy Warhol, da David LaChapelle a Jeff Koons e Lady Gaga, nessuno sembra immune al fascino eterno di Botticelli e delle sue opere, continuamente re-immaginate dagli artisti di ogni sorta, fino a entrare nell'immaginario collettivo. Raffinato disegnatore, ritrattista rivoluzionario, straordinario interprete del suo tempo: questo è Sandro Botticelli, l'inventore della Bellezza.
Anatar, film diretto da Alan Smithee, vede il popolo degli Anatar, ovvero degli extraterrestri umanoidi che si sono evoluti a partire da delle anatre, in viaggio nello spazio, dopo che il loro pianeta è collassato. Sono alla ricerca di un nuovo posto vivibile, un nuovo nido per la loro popolazione. Il loro esilio spaziale li porterà su Pandoro, un pianeta dove ogni essere vivente, comprese le piante, ha trovato un proprio equilibrio all'interno della natura. Dal momento in cui gli Anatar punteranno i loro occhi bramosi su Pandoro avranno inizio avventure, guerre, amori, dove astronavi e papere costruiranno una vera e propria fiaba moderna incentrata sull'accettazione di chi è diverso da noi.
Un thriller ambientato in un futuro così vicino da poter essere considerato quasi presente
UN TITANICO STEFANO ACCORSI IN UN'OPERA PRIMA CHE INTRATTIENE PUR NON SVILUPPANDO TUTTI I SUOI SPUNTI.
In un futuro distopico il sistema carcerario italiano è stato riformato grazie all'invenzione dell'ipersonno: le pene vengono scontate dai detenuti in uno stato di sonno artificiale in apposite celle acquatiche. David Damiani è uno psicologo che si occupa di monitorare la psiche e lo stato di memoria dei detenuti tramite risvegli periodici. Viola, la sua fidanzata ed ex moglie di un neurologo arrestato per omicidio, entra in contatto con una persona che sostiene di essere in possesso di informazioni che proverebbero non solo l'innocenza, ma anche il complotto che ha portato all'arresto di suo marito. E se questo fosse solo il primo indizio dell'oscura verità che si cela dietro al progetto ipersonno?
Un titanico Stefano Accorsi in lotta con una società totalitaria, in un futuro distopico spaventosamente plausibile. Riuscirà a smettere di essere una vittima senza diventare lui stesso un carnefice?
Una delle principali conseguenze della società capitalista sui cittadini è la totale assimilazione e normalizzazione delle dinamiche gerarchiche e delle relative mansioni e competenze. Questo processo non è affatto una deriva, quanto più che altro un meccanismo di difesa che il nostro inconscio applica per separare il nostro io privato da quello lavoratore. Per quanto questo processo sia cruciale per il nostro equilibrio psicofisico e al fine di mantenerci saldamente ancorati alla percezione di noi stessi, incamera anche in sé le ragioni seminali di una certa tendenza alla disumanità. Ed è proprio su questo punto che Ipersonnia si interroga: fino a che punto è "umano" svolgere le proprie mansioni senza farsi domande? Qual è il prezzo da pagare per recuperare quel senso di umanità a cui la società ha dovuto rinunciare in nome dell'ordine?
Nel disegnare un futuro distopico, Mascia ci mette in guardia da una minaccia quanto mai attuale, ossia la pericolosa deriva che può prendere il mondo nel momento in cui lo sviluppo tecnologico e quello morale non vanno di pari passo. Macchiavelli diceva che nelle azioni di tutti gli uomini o del principe (del ministro della difesa Costa, nel nostro caso) si guarda al fine, i mezzi saranno giudicati onorevoli di conseguenza. Ipersonnia assorbe la lezione machiavellica, inverandola nella maniera più brutale e impietosa possibile.
E se la società si presenta come la peggior deriva autoritaria dello stato profilato da Machiavelli, colui che rifiuta il patto sociale e che si propone fare luce sulle oscure dinamiche che la muovono, deve necessariamente armarsi di "discrezione", nel senso guicciardiniano del termine; si fa riferimento a una sorta di astuzia, a una capacità di adattamento alle incontrollabili mutazioni della fortuna. Ecco che uno straordinario Stefano Accorsi, negli inediti panni di David Damiani, si muove cauto, con avvedutezza, conducendo la sua indagine volta a scoperchiare il velo di Maya con resilienza e senza mai arrendersi, anche quando non sembra esserci più niente da fare.