MANIAC

Per le strade di Los Angeles che si credevano tranquille, un serial killer in cerca di scalpi torna a caccia. Frank è il timido proprietario di un negozio di manichini. La sua vita prende una nuova piega quando Anna, una giovane artista, gli chiede aiuto per la sua nuova mostra. Tra loro si stringe un forte amicizia e Frank inizia a sviluppare un'ossessione per la ragazza. Al punto di dare libero sfogo a pulsioni represse per lungo tempo che lo portano a uccidere.
Produzione: U.S.A. 2012 Genere: Horror durata: 93' Interpreti: Elijah Wood, Nora Arnezeder Sceneggiatura: Alexandre Aja, Gregory Levasseur, C.A. Rosenberg Tratto dall'omonimo film del 1980 Fotografia: Maxime Alexandre Montaggio: Baxter, Franck Khalfoun Costumi: Mairi Chilshom Colonna Sonora: Rob

 Remake dell’omonimo cult del 1980, Maniac riecheggia la sintomatologia slasher dell’immaginario che fu in un coerente virtuosismo di stile, identificando lo sguardo dello spettatore con la soggettiva ansimante e paranoica di Frank.
Khalfoun opta per una rievocazione ludica, di (in)sano artificio registico muovendo la macchina da presa in piani sequenza che accompagnano l’occhio verso la sanguinaria truculenza del dettaglio gore. Le dinamiche sono perlopiù reiterate, intensificano l’escalation delirante del protagonista con un saggio tecnico di puro intrattenimento visivo, calcolato e pronto a giochi semantici da prendere con le pinze: lo scollamento dalla soggettiva e il passaggio in terza persona per rendere ancor più manifesta la natura schizofrenica, doppia, dell’assassino.
Regredendo la brutale fisiognomica di Joe Spinell nel volto diafano e adolescenziale di Elijah Wood, Maniac vorrebbe decantare la rielaborazione sanguinaria di un trauma infantile irrisolto con un processo di mummificazione corporea (artistica) che esorcizzi, per simulacro, lo spettro invadente della madre.
Tutte tematiche già palesi nell’opera originaria. Quel che resta è un omaggio con ansia di prestazione. Di maniera.

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