Un thriller ambientato in un futuro così vicino da poter essere considerato quasi presente
UN TITANICO STEFANO ACCORSI IN UN'OPERA PRIMA CHE INTRATTIENE PUR NON SVILUPPANDO TUTTI I SUOI SPUNTI.
In un futuro distopico il sistema carcerario italiano è stato riformato grazie all'invenzione dell'ipersonno: le pene vengono scontate dai detenuti in uno stato di sonno artificiale in apposite celle acquatiche. David Damiani è uno psicologo che si occupa di monitorare la psiche e lo stato di memoria dei detenuti tramite risvegli periodici. Viola, la sua fidanzata ed ex moglie di un neurologo arrestato per omicidio, entra in contatto con una persona che sostiene di essere in possesso di informazioni che proverebbero non solo l'innocenza, ma anche il complotto che ha portato all'arresto di suo marito. E se questo fosse solo il primo indizio dell'oscura verità che si cela dietro al progetto ipersonno?
Un titanico Stefano Accorsi in lotta con una società totalitaria, in un futuro distopico spaventosamente plausibile. Riuscirà a smettere di essere una vittima senza diventare lui stesso un carnefice?
Una delle principali conseguenze della società capitalista sui cittadini è la totale assimilazione e normalizzazione delle dinamiche gerarchiche e delle relative mansioni e competenze. Questo processo non è affatto una deriva, quanto più che altro un meccanismo di difesa che il nostro inconscio applica per separare il nostro io privato da quello lavoratore. Per quanto questo processo sia cruciale per il nostro equilibrio psicofisico e al fine di mantenerci saldamente ancorati alla percezione di noi stessi, incamera anche in sé le ragioni seminali di una certa tendenza alla disumanità. Ed è proprio su questo punto che Ipersonnia si interroga: fino a che punto è "umano" svolgere le proprie mansioni senza farsi domande? Qual è il prezzo da pagare per recuperare quel senso di umanità a cui la società ha dovuto rinunciare in nome dell'ordine?
Nel disegnare un futuro distopico, Mascia ci mette in guardia da una minaccia quanto mai attuale, ossia la pericolosa deriva che può prendere il mondo nel momento in cui lo sviluppo tecnologico e quello morale non vanno di pari passo. Macchiavelli diceva che nelle azioni di tutti gli uomini o del principe (del ministro della difesa Costa, nel nostro caso) si guarda al fine, i mezzi saranno giudicati onorevoli di conseguenza. Ipersonnia assorbe la lezione machiavellica, inverandola nella maniera più brutale e impietosa possibile.
E se la società si presenta come la peggior deriva autoritaria dello stato profilato da Machiavelli, colui che rifiuta il patto sociale e che si propone fare luce sulle oscure dinamiche che la muovono, deve necessariamente armarsi di "discrezione", nel senso guicciardiniano del termine; si fa riferimento a una sorta di astuzia, a una capacità di adattamento alle incontrollabili mutazioni della fortuna. Ecco che uno straordinario Stefano Accorsi, negli inediti panni di David Damiani, si muove cauto, con avvedutezza, conducendo la sua indagine volta a scoperchiare il velo di Maya con resilienza e senza mai arrendersi, anche quando non sembra esserci più niente da fare.
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