giovedì 8 aprile 2021

lockdown all'italiana

 


Regia di Enrico Vanzina. Un film con Ezio GreggioRicky MemphisPaola MinaccioniMartina StellaRiccardo RossiCast completo Genere Commedia, - Italia2020durata 94 minuti. Uscita cinema giovedì 15 ottobre 2020 distribuito da Medusa. - MYmonetro 1,79 su 15 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

ASSENZA DI RITMO, ECCESSO DI DETTAGLI E GAG FUORI TEMPO: IL PROBLEMA NON È COSA RACCONTARE, MA COME FARLO.

Roma, 8 marzo 2020. La ricca borghese Mariella scopre che il marito avvocato Giovanni la tradisce con Tamara, una donna più giovane e "periferica", cioè borgatara. Tamara, cassiera al supermercato, è a sua volta sposata con Walter, placido tassista che scopre nello stesso giorno il tradimento della compagna. Ma proprio mentre Giovanni e Tamara stanno per uscire dalle rispettive case coniugali scoppia il lockdown, e le due coppie sposate sono costrette a rimanere insieme almeno fino a quando la quarantena non sarà terminata.

Chiunque, durante il lockdown, ha pensato almeno una volta alla situazione paradossale in cui devono essersi trovati gli amanti impossibilitati ad uscire di casa per i loro incontri clandestini, ed Enrico Vanzina, che ha sempre fatto del tradimento coniugale uno spunto comico, mette il dito nella piaga di una situazione che ha reso il tutto più farsesco.

È perfettamente lecito raccontare anche il più drammatico degli eventi nei suoi risvolti ironici, soprattutto se serve a fare da cartina di tornasole di quella società e quel carattere nazionale che tanto spesso i Vanzina hanno saputo fotografare con più lucidità e immediatezza di tanti trattati sociologici, e in questo senso Lockdown all'italiana è un memorandum delle situazioni stranianti in cui l'Italia, e poi il resto del mondo, si sono trovati all'insorgere della pandemia.

Il problema non è dunque il cosa ma il come: Enrico Vanzina, che scrive e dirige, mostra un impaccio formale nel confezionare i siparietti fra le coppie e abbonda nei dettagli - la spesa contingentata, le multe, lo smartworking e le conversazioni via Skype, il cane finto da portare a passeggio, ma anche la bandiera italiana sul balcone e le strade deserte - senza trovare quel ritmo cinematografico e soprattutto quel mordente che avrebbero potuto rendere questa "commedia del disastro" eccezionale.

Dentro Lockdown all'italiana c'è un film molto più coraggioso e dissacrante, disposto ad allontanarsi dalle battute retrò per affondare il colpo nel lato grottesco e amaro di una situazione eminentemente paradossale. Vanzina lo sa, perché cita ampiamente SordiGassman e la commedia all'italiana più amara, ma se ne tiene ai margini.

La cifra del suo film è più malinconica che graffiante - e infatti cita anche Sapore di mare, nella scena in cui il personaggio interpretato da Jerry Calà prende consapevolezza dei suoi limiti e dei suoi rimpianti. In questo senso il portavoce della storia è Ricky Memphis nei panni di Walter, che trova il suo momento migliore nel dialogo con Riccardo Rossi (l'avvocato Persichetti) quando prende improvvisamente una virata drammatica e chiede a Walter (e a noi spettatori): "Lei non ha paura?". Questo cambio di passo repentino, improvviso come un decreto governativo, è molto più efficace del monologo che farà più avanti Ezio Greggio nel ruolo del "cazzaro" Giovanni, con tanto di musica ispirata.

La regia è convenzionale - campi, controcampi, duetti fissi, uno sguardo in macchina qua, una ripresa a 360° là - il che fa percepire l'aspirazione di Enrico Vanzina a replicare il ritmo di suo fratello Carlo: per ora è un work in progress. Ci sono i riferimenti ai programmi di Barbara D'Urso, le stoccate alle mascherine chirurgiche che "non servono a un tubo ma sono obbligatorie" e allo "stato di polizia" imposto dal lockdown, c'è il dare voce alla pancia della gente ("Quando finirà sta galera?"), e c'è anche la consapevolezza che il virus non cambia la natura delle persone anche se ne modifica gli equilibri relazionali. Ma le gag e le battute sembrano ancorate agli anni Ottanta e perdono la preziosa occasione di testimoniare un presente dal potenziale davvero tragicomico. 



LOCKDOWN ALL'ITALIANA - Google Foto


lunedì 5 aprile 2021

THE UNDERGROUND RAILROAD


Il disperato tentativo di fuga per la libertà di Cora Randall (l'esordiente Thuso Mbedu) nel Sud pre-Guerra Civile Americana. Dopo essere scappata da una piantagione in Georgia alla ricerca della famigerata "ferrovia sotterranea" (Underground Railroad), Cora scopre che non si tratta di una mera metafora, ma di una vera e propria ferrovia piena di ingegneri e conducenti, e di una rete segreta di tunnel e binari sotto il suolo sudista. Lungo il suo viaggio, Cora è inseguita da Ridgeway (Joel Edgerton), un cacciatore di taglie determinato a riportarla nella piantagione da cui è fuggita; ancor più perché la madre della ragazza, Mabel, è l'unica persona che non sia mai riuscito a catturare. Spostandosi da uno stato all'altro, Cora deve affrontare la pesante eredità di una madre che l'ha abbandonata e la sua lotta per cercare di creare una vita che non aveva mai neppure creduto possibile.


Regia di Barry Jenkins. Una serie con Chase W. DillonJoel EdgertonAmber Gray (II)Thuso MbeduAaron PierreCast completo Titolo originale: The Underground Railroad. Genere Drammatico - USA2021,


THE UNDERGROUND RAILROAD

domenica 4 aprile 2021

Sonic


 Sonic è un riccio blu elettrico che corre ad una velocità superiore a quella del suono. Il suo potere è ricercato e invidiato ed è proprio per sfuggire ai cacciatori che lo inseguono che viene spedito tramite un anello magico sul pianeta Terra, con un sacchettino di anelli di riserva per fuggire in altri mondi, nel momento del bisogno. Ma Sonic si affeziona al nostro pianeta, e ancora di più quando diventa amico di Tom, un poliziotto dell'immaginaria Green Hills, nel Montana, che sogna un futuro da eroe della strada a San Francisco.

La strana coppia formata da Tom, un duro dal cuore tenerissimo, e dal piccolo alieno peloso, che teme di essere condannato alla solitudine perenne, è il passepartout per l'universo family-oriented del film e riporta alla mente decine di esempi: su tutti Hop col quale condivide il nome di James Marsden, nei panni di un personaggio uguale e contrario, e quello di Tim Hill, là regista e qui produttore.

Popolarissima icona dei videogiochi anni '90, seconda soltanto al Mario della Nintendo cui voleva essere una risposta, la mascotte della Sega, che all'epoca portava con sé la rivoluzione di una nuova velocità d'azione, ha ormai alle spalle anche una lunga carriera da attore al cinema e nelle serie tv, ed era dunque pronto per una doppia sfida: compiere un'operazione nostalgia, ricordando agli spettatori dell'età di Tom i giochi con cui sono cresciuti, e allo stesso tempo rilanciare se stesso e una probabile serie di film con questo primo capitolo a tecnica mista, ideale per impostare le regole dell'impresa e testare il terreno.

Con Sonic si ride del collega stupido di Tom, della sorella bisbetica di sua moglie, dello spirito curioso e ragazzino del riccio stesso, e c'è ampio spazio per l'azione, nella sfida con l'egomaniaco dottor Robotnik (Eggman), che Jim Carrey interpreta in una versione dark e frustratissima, che ricorda i super villain dei cartoni animati di qualche decennio fa, nei quali intelligenza e ridicolaggine s'incontravano e fondevano nel punto più alto.

Se Sonic ha un problema è nel suo ottemperare con un'esecuzione impeccabile ad un copione irrimediabilmente prevedibile in ogni tappa. Come la partita di baseball, che il velocissimo Sonic gioca da solo, arrivando in tempo per tutti i recuperi e a tutte le basi, il film sembra scavato lungo un tragitto scolastico e previsto, che la mascotte percorre con tale facilità che la soddisfazione dello spettatore non può che risentirne, almeno in parte.

Al termine della visione, nessuno negherà a Fowler e alla sua squadra "il cinque" di cui va esplicitamente in cerca, ma un pizzico di originalità e di emozione in più avrebbero fatto la differenza



Regia di Jeff Fowler. Un film con James MarsdenJim CarreyBen SchwartzNeal McDonoughTika SumpterAdam PallyCast completo Titolo originale: Sonic the Hedgehog. Titolo internazionale: Sonic the Hedgehog. Genere AzioneAvventuraFamily, - USACanadaGiappone2020durata 100 minuti. Uscita cinema giovedì 13 febbraio 2020 distribuito da 20th Century Fox Italia. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: Film per tutti - MYmonetro 2,43 su 9 recensioni tra criticapubblico e dizionari.








































GENITORI VS INFLUENCER


Da quando sua moglie è venuta a mancare, Paolo ha cresciuto la figlia Simone (“come la de Beauvoir”) cercando di non farle mancare niente, compresa una “famiglia” di inquilini condominiali. Paolo è docente di filosofia in un liceo della Capitale e insegna alla figlia a valutare le cose con spirito critico. Ma quando Simone entra nell’era dello smartphone la comunicazione padre-figlia subisce una battuta d’arresto: la ragazza, ormai quindicenne, sembra diventata ostaggio del suo cellulare, immersa in un mondo virtuale che il papà denigra. In particolare Paolo detesta gli influencer: “Ne basta uno per rovinare il lavoro di professori e genitori”. E quando Simone rende virale l’ennesima sparata di papà contro i “friggitori del nulla”, Paolo si ritrova a duellare con Ele_O_Nora, una influencer seguitissima dai ragazzi – fra cui Simone.

Genitori vs Influencer nasce dall’esperienza di un padre che ha visto le figlie rapite dai cellulari: Fabio Bonifacci ha scritto il soggetto, e poi la sceneggiatura insieme a Michela Andreozzi, parlando di cose che conosce, il che è evidente nei dettagli che disseminano la narrazione, e che qualunque genitore (ma anche qualunque figlio adolescente) può riconoscere come quotidianità.

Intorno a questo nucleo reale si dipana una commedia che ha il pregio di far corrispondere la forma al contenuto, (anche con il corollario di un product placement che ricorda quello degli influencer) mostrando per parole e immagini (la regia è di Michela Andreozzi) il morphing fra vero e virtuale. Dunque le conversazioni via smartphone entrano a far parte della dialettica, così come la vita reale diventa materiale da social, con quella progressione geometrica di incontrollabilità che ci confonde tutti.

I social e le nuove tecnologie moderne sono l’habitat, ma i personaggi seguono linee drammaturgiche millenarie: un padre che non vuol vedere crescere la figlia, una figlia che deve rompere il rapporto esclusivo con il padre, un gruppo di ragazzi che cercano il loro posto in un mondo diverso da quello dei loro genitori, un gruppo di inquilini che trovano nella comunità la via d’uscita dalla solitudine. Andreozzi e Bonifacci costruiscono una rete di rapporti che si alimenta di dialoghi (abbastanza) credibili e di dinamiche (abbastanza) possibili, cui si aggiunge quella creatura (apparentemente) inedita che è l’influencer, interpretata da un’influencer vera (Giulia De Lellis) mettendo in luce più la pelle ancora segnata dall’acne che le forme atletiche, più la fame di autenticità che il know how commerciale.

Genitori vs Influencer ha il pregio di non condannare nessuno e dar voce al punto di vista di tutti, adottando soluzioni registiche per restituire la velocità con cui tutto cambia (probabilmente affinché nulla cambi): ma la vera vertigine è uno sguardo nello specchietto retrovisore per accorgersi che una figlia adolescente che non ricambia più la nostra attenzione. Andreozzi non demonizza i social in sé, in un’aderenza anche estetica ad una realtà che forse è quella che ci meritiamo, e certamente quella che viviamo ogni giorno.

Si resta in superficie, e questa è la croce e la delizia del film: perché da un lato ci sarebbe spazio e modo di affondare maggiormente il colpo e approfondire gli argomenti; dall’altro quel restare in superficie rispecchia la modalità bidimensionale del presente, anche a causa dell’uso costante dei device. Ed è raro che un “film idea” si impegni a declinare quell’idea in tanti modi, in una riproduzione internettiana - ovvero aprendo continuamente finestre all’interno dell’immagine e della narrazione – ma anche creando continuamente piccole svolte drammaturgiche “vecchio stile”.

Ginevra Francesconi è naturale e credibile, Fabio Volo mette a nudo la sua malinconia di fondo, Ruben Mulet Porena è un amabile mutaforma (giusto identificarlo solo con il cognome) ed Emma Fasano una migliore amica riconoscibile. Il coro greco dei condomini spinge più sulla macchietta, ma può fare conto su interpreti di razza come Paola Tiziana Cruciani e Nino Frassica, Paola Minaccioni e Massimiliano Vado, anche se il cameo più spassoso resta quello di Massimiliano Bruno nei panni del preside cerchiobottista



Genere:Commedia
Anno:2021
Paese:Italia
Distribuzione:Vision Distribution
Produzione:Paco Cinematografica in coproduzione con la spagnola Neo Art Producciones, Vision Distribution







































































































































































































































































































sabato 3 aprile 2021

LA FAMOSA INVASIONE DEGLI ORSI IN SICILIA


 


Regia di Lorenzo Mattotti. Un film Da vedere 2019 con Toni ServilloAntonio AlbaneseLinda CaridiMaurizio LombardiCorrado InvernizziCast completo Titolo originale: La fameuse invasion des ours en Sicile. Genere Animazione, - FranciaItalia2019durata 82 minuti. Uscita cinema giovedì 7 novembre 2019 distribuito da Bim Distribuzione. Oggi tra i film al cinema in 8 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,51 su 22 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Tonio, figlio del re degli orsi, viene rapito dai cacciatori nelle montagne della Sicilia. In seguito a un rigoroso inverno che minaccia una grande carestia, il re decide di invadere la piana dove vivono gli uomini. Con l'aiuto del suo esercito e di un mago, riesce a vincere e a ritrovare Tonio. Ben presto, però, si renderà conto che gli orsi non sono fatti per vivere nella terra degli uomini.

Dino Buzzati, uno dei più importanti autori della letteratura italiana del Novecento, scrisse e disegnò «La famosa invasione degli orsi in Sicilia» in qualità di zio per intrattenere le nipoti pubblicandola tra il gennaio e l'aprile 1945 sul Corriere della Sera fino a quando il quotidiano dovette sospendere le pubblicazioni in seguito alla Liberazione e la storia rimase incompleta. L'autore la rivide, la completò e la pubblicò nello stesso anno.

Chi avrà la fortuna (e il piacere) di assistere a questa versione del testo portata sul grande schermo da Lorenzo Mattotti potrà legittimamente chiedersi perché ci siano voluti 74 anni (e sei di lavorazione) perché ciò accadesse.

La risposta sta nel fatto che è sempre sembrata un'operazione difficile trasporre le opere di Buzzati al cinema. Le sue atmosfere, la sua capacità di trasformare il quotidiano in metafora, il suo pessimismo della ragione che si alimentava anche di dimensioni 'altre' sembravano costituire un ostacolo insormontabile. Il deserto dei tartari fece numerosi passaggi di mano in mano prima di approdare a Zurlini e diventare l'unico film davvero avvicinabile all'estetica e all'etica buzzatiane.

Mattotti riesce a bissare l'impresa perché nella sua libera reinterpretazioe di artista qual è si legge un profondo rispetto per l'opera del Maestro. Quelle montagne che salgono aguzze, quei quadri appesi alle pareti del palazzo reale sono omaggi diretti alla pittura buzzatiana il quale, non dimentichiamolo, è stato l'autore di «Poema a fumetti» da lui completamente illustrato.

Lasciando intatta la 'morale' pessimistica sulla natura umana (a cui gli orsi possono però, anche se con fatica, contrapporsi) Mattotti crea un film per grandi e piccoli a cui dedica esplosioni di colori e spazi di riflessione, azione e narrazione. Il cantastorie e la sua aiutante (a cui viene dato il nome di Almerina, la moglie di Buzzati scomparsa nel 2015) inseriscono la narrazione nell'antica tradizione del passato raccontando le vicende di uomini e orsi a un anziano plantigrado che ha la voce (e questa scelta non può non far pensare e anche un po' commuovere) di uno scrittore che ha saputo trasferire nelle sue pagine gli umori di quella terra che sta nel titolo : Andrea Camilleri