domenica 4 aprile 2021

Sonic


 Sonic è un riccio blu elettrico che corre ad una velocità superiore a quella del suono. Il suo potere è ricercato e invidiato ed è proprio per sfuggire ai cacciatori che lo inseguono che viene spedito tramite un anello magico sul pianeta Terra, con un sacchettino di anelli di riserva per fuggire in altri mondi, nel momento del bisogno. Ma Sonic si affeziona al nostro pianeta, e ancora di più quando diventa amico di Tom, un poliziotto dell'immaginaria Green Hills, nel Montana, che sogna un futuro da eroe della strada a San Francisco.

La strana coppia formata da Tom, un duro dal cuore tenerissimo, e dal piccolo alieno peloso, che teme di essere condannato alla solitudine perenne, è il passepartout per l'universo family-oriented del film e riporta alla mente decine di esempi: su tutti Hop col quale condivide il nome di James Marsden, nei panni di un personaggio uguale e contrario, e quello di Tim Hill, là regista e qui produttore.

Popolarissima icona dei videogiochi anni '90, seconda soltanto al Mario della Nintendo cui voleva essere una risposta, la mascotte della Sega, che all'epoca portava con sé la rivoluzione di una nuova velocità d'azione, ha ormai alle spalle anche una lunga carriera da attore al cinema e nelle serie tv, ed era dunque pronto per una doppia sfida: compiere un'operazione nostalgia, ricordando agli spettatori dell'età di Tom i giochi con cui sono cresciuti, e allo stesso tempo rilanciare se stesso e una probabile serie di film con questo primo capitolo a tecnica mista, ideale per impostare le regole dell'impresa e testare il terreno.

Con Sonic si ride del collega stupido di Tom, della sorella bisbetica di sua moglie, dello spirito curioso e ragazzino del riccio stesso, e c'è ampio spazio per l'azione, nella sfida con l'egomaniaco dottor Robotnik (Eggman), che Jim Carrey interpreta in una versione dark e frustratissima, che ricorda i super villain dei cartoni animati di qualche decennio fa, nei quali intelligenza e ridicolaggine s'incontravano e fondevano nel punto più alto.

Se Sonic ha un problema è nel suo ottemperare con un'esecuzione impeccabile ad un copione irrimediabilmente prevedibile in ogni tappa. Come la partita di baseball, che il velocissimo Sonic gioca da solo, arrivando in tempo per tutti i recuperi e a tutte le basi, il film sembra scavato lungo un tragitto scolastico e previsto, che la mascotte percorre con tale facilità che la soddisfazione dello spettatore non può che risentirne, almeno in parte.

Al termine della visione, nessuno negherà a Fowler e alla sua squadra "il cinque" di cui va esplicitamente in cerca, ma un pizzico di originalità e di emozione in più avrebbero fatto la differenza



Regia di Jeff Fowler. Un film con James MarsdenJim CarreyBen SchwartzNeal McDonoughTika SumpterAdam PallyCast completo Titolo originale: Sonic the Hedgehog. Titolo internazionale: Sonic the Hedgehog. Genere AzioneAvventuraFamily, - USACanadaGiappone2020durata 100 minuti. Uscita cinema giovedì 13 febbraio 2020 distribuito da 20th Century Fox Italia. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: Film per tutti - MYmonetro 2,43 su 9 recensioni tra criticapubblico e dizionari.








































GENITORI VS INFLUENCER


Da quando sua moglie è venuta a mancare, Paolo ha cresciuto la figlia Simone (“come la de Beauvoir”) cercando di non farle mancare niente, compresa una “famiglia” di inquilini condominiali. Paolo è docente di filosofia in un liceo della Capitale e insegna alla figlia a valutare le cose con spirito critico. Ma quando Simone entra nell’era dello smartphone la comunicazione padre-figlia subisce una battuta d’arresto: la ragazza, ormai quindicenne, sembra diventata ostaggio del suo cellulare, immersa in un mondo virtuale che il papà denigra. In particolare Paolo detesta gli influencer: “Ne basta uno per rovinare il lavoro di professori e genitori”. E quando Simone rende virale l’ennesima sparata di papà contro i “friggitori del nulla”, Paolo si ritrova a duellare con Ele_O_Nora, una influencer seguitissima dai ragazzi – fra cui Simone.

Genitori vs Influencer nasce dall’esperienza di un padre che ha visto le figlie rapite dai cellulari: Fabio Bonifacci ha scritto il soggetto, e poi la sceneggiatura insieme a Michela Andreozzi, parlando di cose che conosce, il che è evidente nei dettagli che disseminano la narrazione, e che qualunque genitore (ma anche qualunque figlio adolescente) può riconoscere come quotidianità.

Intorno a questo nucleo reale si dipana una commedia che ha il pregio di far corrispondere la forma al contenuto, (anche con il corollario di un product placement che ricorda quello degli influencer) mostrando per parole e immagini (la regia è di Michela Andreozzi) il morphing fra vero e virtuale. Dunque le conversazioni via smartphone entrano a far parte della dialettica, così come la vita reale diventa materiale da social, con quella progressione geometrica di incontrollabilità che ci confonde tutti.

I social e le nuove tecnologie moderne sono l’habitat, ma i personaggi seguono linee drammaturgiche millenarie: un padre che non vuol vedere crescere la figlia, una figlia che deve rompere il rapporto esclusivo con il padre, un gruppo di ragazzi che cercano il loro posto in un mondo diverso da quello dei loro genitori, un gruppo di inquilini che trovano nella comunità la via d’uscita dalla solitudine. Andreozzi e Bonifacci costruiscono una rete di rapporti che si alimenta di dialoghi (abbastanza) credibili e di dinamiche (abbastanza) possibili, cui si aggiunge quella creatura (apparentemente) inedita che è l’influencer, interpretata da un’influencer vera (Giulia De Lellis) mettendo in luce più la pelle ancora segnata dall’acne che le forme atletiche, più la fame di autenticità che il know how commerciale.

Genitori vs Influencer ha il pregio di non condannare nessuno e dar voce al punto di vista di tutti, adottando soluzioni registiche per restituire la velocità con cui tutto cambia (probabilmente affinché nulla cambi): ma la vera vertigine è uno sguardo nello specchietto retrovisore per accorgersi che una figlia adolescente che non ricambia più la nostra attenzione. Andreozzi non demonizza i social in sé, in un’aderenza anche estetica ad una realtà che forse è quella che ci meritiamo, e certamente quella che viviamo ogni giorno.

Si resta in superficie, e questa è la croce e la delizia del film: perché da un lato ci sarebbe spazio e modo di affondare maggiormente il colpo e approfondire gli argomenti; dall’altro quel restare in superficie rispecchia la modalità bidimensionale del presente, anche a causa dell’uso costante dei device. Ed è raro che un “film idea” si impegni a declinare quell’idea in tanti modi, in una riproduzione internettiana - ovvero aprendo continuamente finestre all’interno dell’immagine e della narrazione – ma anche creando continuamente piccole svolte drammaturgiche “vecchio stile”.

Ginevra Francesconi è naturale e credibile, Fabio Volo mette a nudo la sua malinconia di fondo, Ruben Mulet Porena è un amabile mutaforma (giusto identificarlo solo con il cognome) ed Emma Fasano una migliore amica riconoscibile. Il coro greco dei condomini spinge più sulla macchietta, ma può fare conto su interpreti di razza come Paola Tiziana Cruciani e Nino Frassica, Paola Minaccioni e Massimiliano Vado, anche se il cameo più spassoso resta quello di Massimiliano Bruno nei panni del preside cerchiobottista



Genere:Commedia
Anno:2021
Paese:Italia
Distribuzione:Vision Distribution
Produzione:Paco Cinematografica in coproduzione con la spagnola Neo Art Producciones, Vision Distribution







































































































































































































































































































sabato 3 aprile 2021

LA FAMOSA INVASIONE DEGLI ORSI IN SICILIA


 


Regia di Lorenzo Mattotti. Un film Da vedere 2019 con Toni ServilloAntonio AlbaneseLinda CaridiMaurizio LombardiCorrado InvernizziCast completo Titolo originale: La fameuse invasion des ours en Sicile. Genere Animazione, - FranciaItalia2019durata 82 minuti. Uscita cinema giovedì 7 novembre 2019 distribuito da Bim Distribuzione. Oggi tra i film al cinema in 8 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,51 su 22 recensioni tra criticapubblico e dizionari.

Tonio, figlio del re degli orsi, viene rapito dai cacciatori nelle montagne della Sicilia. In seguito a un rigoroso inverno che minaccia una grande carestia, il re decide di invadere la piana dove vivono gli uomini. Con l'aiuto del suo esercito e di un mago, riesce a vincere e a ritrovare Tonio. Ben presto, però, si renderà conto che gli orsi non sono fatti per vivere nella terra degli uomini.

Dino Buzzati, uno dei più importanti autori della letteratura italiana del Novecento, scrisse e disegnò «La famosa invasione degli orsi in Sicilia» in qualità di zio per intrattenere le nipoti pubblicandola tra il gennaio e l'aprile 1945 sul Corriere della Sera fino a quando il quotidiano dovette sospendere le pubblicazioni in seguito alla Liberazione e la storia rimase incompleta. L'autore la rivide, la completò e la pubblicò nello stesso anno.

Chi avrà la fortuna (e il piacere) di assistere a questa versione del testo portata sul grande schermo da Lorenzo Mattotti potrà legittimamente chiedersi perché ci siano voluti 74 anni (e sei di lavorazione) perché ciò accadesse.

La risposta sta nel fatto che è sempre sembrata un'operazione difficile trasporre le opere di Buzzati al cinema. Le sue atmosfere, la sua capacità di trasformare il quotidiano in metafora, il suo pessimismo della ragione che si alimentava anche di dimensioni 'altre' sembravano costituire un ostacolo insormontabile. Il deserto dei tartari fece numerosi passaggi di mano in mano prima di approdare a Zurlini e diventare l'unico film davvero avvicinabile all'estetica e all'etica buzzatiane.

Mattotti riesce a bissare l'impresa perché nella sua libera reinterpretazioe di artista qual è si legge un profondo rispetto per l'opera del Maestro. Quelle montagne che salgono aguzze, quei quadri appesi alle pareti del palazzo reale sono omaggi diretti alla pittura buzzatiana il quale, non dimentichiamolo, è stato l'autore di «Poema a fumetti» da lui completamente illustrato.

Lasciando intatta la 'morale' pessimistica sulla natura umana (a cui gli orsi possono però, anche se con fatica, contrapporsi) Mattotti crea un film per grandi e piccoli a cui dedica esplosioni di colori e spazi di riflessione, azione e narrazione. Il cantastorie e la sua aiutante (a cui viene dato il nome di Almerina, la moglie di Buzzati scomparsa nel 2015) inseriscono la narrazione nell'antica tradizione del passato raccontando le vicende di uomini e orsi a un anziano plantigrado che ha la voce (e questa scelta non può non far pensare e anche un po' commuovere) di uno scrittore che ha saputo trasferire nelle sue pagine gli umori di quella terra che sta nel titolo : Andrea Camilleri






















































































REVENANT - REDIVIVO


 

Regia di Alejandro G. Iñárritu. Un film Da vedere 2015 con Leonardo DiCaprioTom HardyDomhnall GleesonWill PoulterForrest GoodluckCast completo Titolo originale: The Revenant. Genere Avventura, - USA2015durata 156 minuti. Uscita cinema sabato 16 gennaio 2016 distribuito da 20th Century Fox Italia. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 3,93 su 5 recensioni tra criticapubblico e dizionari.



Sono gli anni Venti del diciannovesimo secolo. Soldati, esploratori, cacciatori di pelli, mercenari solcano i territori ancora sconosciuti d'America per trarne profitto. Glass è l'uomo che meglio di tutti i suoi compagni di spedizione conosce la terra impervia in cui si sono inoltrati. Il suo compito è riportare la compagnia al forte e tutto ciò che lo preoccupa è proteggere suo figlio, un ragazzo indiano. Lo scontro con un grizzly lo lascia in condizioni prossime alla fine. Il più arrogante della compagnia, Fitzgerald, si offre di restare per dargli sepoltura, ma lo tradisce orribilmente. La volontà di vendicarsi rimetterà in piedi Glass e darà inizio ad un'odissea leggendaria.

L'universo di Revenant - Redivivo è un universo manicheo: c'è la neve che gela e c'è il fuoco che scalda; c'è il rispetto della parola data e c'è il tradimento; infine, e soprattutto, ci sono due idee di uomo

Inarritu prende in carico il progetto che in prima battuta doveva essere di John Hillcoat e mette in scena un film quasi essenziale rispetto all'arabesco formale e narrativo che è stato spesso la bandiera del suo cinema: un film che ha la pretesa di affondare il coltello (e sono tanti gli affondi di lama) niente meno che nell'essenza, appunto, della natura dell'uomo.
L'universo di Revenant - Redivivo è un universo manicheo: c'è la neve che gela e c'è il fuoco che scalda; c'è il rispetto della parola data e c'è il tradimento; infine, e soprattutto, ci sono due idee di uomo: quella incarnata da Glass, cui fanno da specchio altre figure, più attutite, e quella rappresentata da Fitzgerald, per cui Dio è un scoiattolo che compare quando ne hai più bisogno, e va divorato in fretta, senza pensarci su.

La performance di Di Caprio, in gran parte (la parte migliore) quasi muta, non andrebbe oltre la sensazione dell'effetto speciale, ben assecondato ma costruito, se non fosse che il film, pur insistendo sull'aspetto estremo della lotta per la sopravvivenza - col racconto visivo delle più ardite pratiche chirurgiche e gastronomiche -, non lascia che il dolore fisico del protagonista superi lo strappo dell'anima, stringendoli in un unico nodo. Il personaggio di Hawk, di cui non c'è traccia nel libro di partenza né nella documentazione storica su Hugh Glass, è un'invenzione utilitaristica ma, in fondo, necessaria per scaldare la motivazione del protagonista e farne un "Gladiatore" dei ghiacci.
Ad un cuore narrativo pulsante, benché a dir poco basilare, primitivo come l'ambiente geografico e umano in cui è ambientato, Inarritu accompagna un'estetica di sangue misto, che combina, da un lato, un'immersione letterale nella natura e nel western iperrealista e, dall'altro lato, un immaginario sentimentale sopra le righe, non proprio originale. In materia di dialogo come d'immagine e persino di colonna sonora, non manca, infine, qualche retorica di troppo ("Non ho paura di morire: sono già morto" è una battuta che andrebbe bandita causa abuso).
Ai confini del mondo, il messicano Inarritu non incontra né Herzog né Malick: ritrova le proprie convinzioni cinematografiche, rinnova l'arte dello sfoggio, ma la semplificazione degli attori in gioco e la potenza dello spazio scenico, temperando il narcisismo, operano a vantaggio del film. 


Passaggio in TV
sabato 3 aprile 2021 ore 21,35 su NOVE